L’occhio e lo smartphone. Puntata 35

Sarò esagerato a scomodare Lavoisier, ma in effetti “niente si crea, niente si distrugge, tutto si trasforma” (a grandi linee). E di trasformazioni, anche in fotografia, in questi anni ve ne sono state a centinaia. Diamo infatti un’occhiata in edicola: non esiste settimanale che non pubblichi intere serie di scatti di famosi o presunti tali autoimmortalatisi durante ricchi party; addirittura Mina ha pubblicato un album intitolato “Selfie”: ovviamente non una raccolta di immagini ma di brani musicali, anche se questo ci porta a riflettere sul senso in cui è stata impiegata una parola di cui forse ormai si abusa.

Il selfie, dunque. Pare un’invenzione nuova ma non lo è, ha solo cambiato nome e da autoscatto è diventata selfie grazie alla maneggevolezza, alla rapidità, agli ottimi risultati che gli smartphone permettono ormai di ottenere. E alla non meno importante scomparsa del tradizionale problema di sentirsi dire: “Ci sono rimaste due foto nel rullino, vedi di non sbagliare!”.

Da un’importante e sicura fonte, questi gli ultimi numeri di un recente sondaggio:

  • Gli autoscatti giornalieri nel mondo: 1.000.000, che rappresentano il 30% delle foto scattate quotidianamente da giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni.
  • Su FaceBook ne viene postato il 48%, su Whatsapp il 27%.
  • Senza pensare a quel 14% che usa il fotoritocco per togliere, dicono, difetti di pelle o altro, prima di far circolare liberamente (e, perché no, allegramente) per il globo i loro capolavori.
Bencini Comet | Fotoguida.it
Bencini Comet: una fotocamera italiana prodotta nel 1948

Sarebbe bello sapere ad esempio in Italia, quante macchine fotografiche, compatte, reflex e non (chi non ricorda la famosa Bencini della quale però non si sa se avesse un autoscatto), circolassero alla fine del secolo scorso. Caso mai esisteva un apparecchietto meccanico da montare sul pulsante di scatto (come il flessibile) sul quale era possibile impostare il tempo di attesa.

Quindi la voglia di autoimmortalarsi c’è sempre stata, anzi era una necessità: perché, in caso contrario, come avrebbe fatto il fotografo a dimostrare che a quella gita, a quella festa o con quella ragazza c’era proprio lui? E non possiamo non ricordare come allora non fosse possibile “ritoccarsi”: le foto potevano essere spedite o viste insieme agli amici, ma quelle erano e così rimanevano.


Smartphoneography | Fotoguida.it
Se oggi dovessi decidere l’acquisto di un nuovo smartphone dedicato principalmente alla fotografia sarei decisamente imbarazzato e confuso: pochi pixel ma grandi? Tanti pixel ma piccoli? Obiettivo zoom ottico incorporato?

Voci di corridoio inerenti Apple parlano di prossime ottiche intercambiabili, altre suggeriscono una nuovissima concezione della fotocamera e relativi annessi, mentre la concorrenza sforna in continuità nuovi modelli o aggiornamenti delle precedenti versioni dei propri prodotti.

Il bello della smartphoneograhy è quello di poter tenere in tasca un vero apparecchio multifunzione tra le quali velocissimi ottimi scatti. In caso diverso, sarebbe la fine di questa arte che alcuni definiscono ancora nascente quando invece possiamo dire che si sia ormai già affermata in ogni parte del mondo.

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