L’occhio e lo smartphone. Puntata 1

Inizia con questa puntata una serie dedicata alla cosiddetta smartphoneography, la fotografia scattata mediante smartphone, tenuta da Adriano Bernacchi, un esperto direttore della fotografia di cui potete scoprire (quasi) tutto leggendo la bella intervista rilasciata nel 2008 a Osservatorio Digitale nonché ascoltando l’episodio del 6 settembre 2013 del podcast od2go. Scopo di questa rubrica non è tanto quello di proporre l’ennesimo tutorial tecnico sulla smartphoneography (anche se le recensioni di apparecchi, accessori e app non mancheranno), quanto di offrire una serie di spunti più squisitamente fotografici per ottenere da questo mezzo immagini tali da concentrare l’attenzione su esse stesse e non sullo strumento con cui sono state acquisite.

Rigorosamente preceduta dalla “i” è nata ormai da tempo la cosiddetta iphoneography, un nuovo modo di fare fotografia o, se vogliamo, una nuova arte fotografica. Il digitale ha indubbiamente incrementato l’acquisto e l’uso di una macchina fotografica: non credo ci sia gruppo famigliare che non ne possieda almeno una, considerata l’ampia scelta di modelli e prezzi. Tuttavia, e forse a maggior ragione, il ricorso così diffuso allo smartphone per acquisire immagini è qualcosa che nessuno si sarebbe aspettato.

Ho sempre lavorato nel campo della fotografia assistendo ai vari progressi del mezzo, progressi molto lenti che andavano dall’aumento della sensibilità delle emulsioni al perfezionamento delle ottiche e dei corpi macchina o, come nel mio caso specifico, alla progressiva miniaturizzazione delle macchine da presa, al loro renderle silenziose. Eppure mai avrei immaginato che con il telefono avrei potuto scattare immagini; se un tempo qualcuno me lo avesse anticipato avrei pensato di trovarmi di fronte a un matto. Appartengo, in fondo, a una generazione che del telefono faceva tutto sommato un uso parsimonioso: apparecchio a muro, rigorosamente in bakelite nera, spesso condiviso in duplex con il vicino di casa!

La mia passione per la fotografia con il cellulare è nata e si è alimentata quasi per caso, avendola fino a quel momento quasi disdegnata. Ricordo di avere visto un particolare momento di luce, quei momenti che durano pochissimo: ero in strada, l’unico strumento a portata di mano era il cellulare, quello potevo usare e quello ho usato. Risultato, quel momento così unico era stato catturato. Non si era perso. Il cellulare mi aveva fatto capire che poteva rivestire un ruolo per me del tutto inatteso nel resto della mia vita.

La fotografia con il cellulare possiede un suo fascino indiscusso; è uno strumento che tutti hanno con sé quotidianamente. Occorre solamente saper vedere se attorno sta accadendo qualcosa di diverso, magari appunto solo un momento di luce.

La storia del cellulare e del suo divenire anche macchina fotografica è abbastanza recente. Il primo Motorola Dyna TAC è del 1985 ma qualcuno pensa di dotarlo di una fotocamera solo nel 2000: lo fa Sharp con il modello J-Sh04 con fotocamera integrata di soli 110.000 pixel con sensore CMOS e display da 256 colori, commercializzato esclusivamente in Giappone. Nel 2007 le cose cambiano: Apple presenta il suo iPhone 2G con fotocamera integrata da 2 megapixel, un livello di risoluzione e qualità fotografica sufficientemente buono da far sì che i fotografi professionisti possano iniziare a considerare lo smartphone come possibile mezzo di acquisizione dell’immagine.

I vantaggi sono quelli di una fotocamera sempre a portata di mano, nessun ingombro o peso, possibilità di scatto senza quasi essere notati, possibilità di inviare e condividere istantaneamente le immagini scattate tralasciando per ora le infinite soluzioni visive e d’effetto offerte dalle varie “app”.

Chiamarla oggi solo iPhoneography sarebbe riduttivo perché questa nuova arte sembrerebbe riferita esclusivamente all’uso dell’iPhone. Meglio dunque definirla “Smartphoneography”, anche se personalmente sono convinto che l’apparecchio più usato in quest’ambito rimanga per ora l’iPhone.

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