Sebastiao Salgado parla di Genesi

Sebastiao Salgado con la moglie Lelia alla presentazione di Genesis | Fotoguida.itSi intitola “Genesi” e ha segnato per Sebastiao Salgado un nuovo inizio. Lui lo sintetizza dicendo: “Si può sempre ricominciare. Io ho 69 anni e ho cominciato questo progetto a 60 anni”. Della mostra “Genesi”, divisa in cinque sezioni, si può ora avere un assaggio a Milano da Forma Galleria dove, fino al 6 settembre, sono esposte 25 foto bianco e nero, mentre la mostra più ampia è a Roma al Museo dell’Ara Pacis dove resterà fino al 15 settembre.

Il progetto è iniziato per caso, quando Salgado aveva appena finito “In cammino”: “Tutti quegli anni a fotografare le migrazioni mi avevano fatto accumulare una carica negativa, così ho deciso di andare in Brasile, dove la mia famiglia ha una grande fattoria”. Lo ricordava come un luogo magico, dove si consumava tutto quel che si produceva e più del 60 per cento era coperto da foresta. Quando lui vi è tornato quella percentuale era precipitata all’uno per cento: “Tutto intorno a noi era distrutto e quella terra era come morta”. L’idea è venuta a sua moglie Lelia: si trattava di ricostruire quel paradiso, cominciando a piantare alberi. Ne sono stati selezionati oltre 300 e ora, dopo 14 anni, gli alberi si contano a milioni. “Intanto mi era tornata un’energia vitale e ho voluto realizzare un progetto legato alla natura«” Sono stati necessari due o tre anni per disegnare il progetto ed è stato necessario cercare dei partner per affrontare un progetto che si delineava costoso: Sebastiao Salgado li trovati in otto giornali di diversi Paesi.

“Genesi” ha segnato un cambiamento da un punto di vista tecnico. Fino a quel momento aveva sempre lavorato con il 35 mm, la Leica e la pellicola Tri-X 400 Iso. “Ho deciso che era meglio lavorare con il mezzo formato e ho iniziato a usare una pellicola 320 Asa. Ma poi sono iniziati i problemi: le pellicole erano sempre più scarse di argento e io dovevo continuare a farle passare sotto i raggi X degli aeroporti”. È a quel punto che qualcuno gli ha consigliato di passare al digitale: ha cominciato con una Canon Eos 1 Mark III: “Mi sono riaffezionato: ho ottenuto una qualità superiore al mezzo formato”. Il passo successivo è consistito nel trovare un’equipe che lo assistesse: “Io non sapevo neanche accendere il computer!”. Il risultato lo soddisfa molto: “Ora ho delle stampe migliori di quelle che ottenevo dal negativo”.

Per Sebastiao Salgado, “Genesi” non ha significato solo un cambiamento dal punto di vista tecnico: “Tutta la vita avevo fotografato un solo animale: l’uomo. La natura, i paesaggi per me erano solo uno sfondo: ora diventavano protagonisti. Mi sono sentito come un nuovo fotografo”.

Per “Genesi”, divisa in cinque sezioni (Pianeta Sud, Santuari della natura, Africa, grande Nord, Amazzonia e Pantanàl), il fotografo brasiliano ha percorso tutto il mondo, dalle foreste tropicali dell’Amazzonia, del Congo, dell’Indonesia e della Nuova Guinea ai ghiacciai dell’Antartide, dalla taiga dell’Alaska ai deserti dell’America e dell’Africa fino ad arrivare alle montagne dell’America, del Cile e della Siberia. Con la fotocamera ha indagato la natura per raccontarne la bellezza ed evidenziare la necessità di rispettarla e proteggerla. Per ricostruire quell’armonia che è riuscito a far rivivere nella sua fattoria in Brasile. Il risultato sono delle immagini in bianco e nero che non possono certo lasciare insensibili e rendono evidente quanto l’amore per la natura significhi anche l’amore per noi stessi, che in quella natura dobbiamo vivere.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. > Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi