L’occhio e lo smartphone. Puntata 44

Pubblicato il 12 settembre 2014 in Fotografia digitale, L'occhio e lo smartphone, Smartphoneography da

Lytro Field Camera | Fotoguida.itGli obiettivi degli smartphone posseggono focali talmente corte che risulta abbastanza difficile che un’immagine non sia completamente a fuoco. Eppure, quando si utilizza qualche apparecchio con zoom magari ottico o anche solo digitale, si può presentare il dubbio del “cosa metto a fuoco?”.

Già nel 2012 un’azienda americana aveva messo a punto e prodotto una macchina fotografica avveniristica anche nel design, un semplice parallelepipedo di pochi centimetri di grandezza e svariati colori battezzato Lytro Light Field Camera. Prerogativa della Lytro, dotata anche di zoom ottico, è la possibilità di scegliere il punto di messa a fuoco a posteriori. “Mettere a fuoco non è più necessario” – infatti basta inquadrare e scattare, dopodiché software e algoritmi complicatissimi provvedono a una perfetta messa a fuoco nel punto esatto prescelto. Lungi dall’essere un semplice gadget, questa prima fotocamera di tipo plenottico è stata affiancata nella primavera del 2014 da un altro modello, più evoluto, sempre prodotto da Lytro: la Illum, di cui potete trovare un resoconto più approfondito qui.

Era dunque inevitabile che anche altri produttori ne seguissero la strada, anche nel segmento della smartphoneography. Ecco infatti che nel Samsung Galaxy S5 troviamo la possibilità di scegliere tra due punti di messa a fuoco (diversamente dalla Lytro dove è possibile scegliere un punto qualsiasi, ma è pur sempre un inizio), così come nel Nokia Lumia 1520.

Vediamo poi come sia stato rilasciato un brevetto (U.S. Patent No 8.593.564) “per una camera digitale che include un sistema di rimessa a fuoco successiva allo scatto”: titolare è la Apple, e la tecnica descrittavi può essere usata su dispositivi mobili come ad esempio l’iPhone.

Il brevetto descrive esattamente il sistema come una camera plenottica (o Light Field Camera, o camera polidiottrica: tante definizioni per la medesima invenzione) che usa un complesso di microlenti disposte davanti al sensore CCD o CMOS. Sensore che diviene in questo modo un “recettore di raggi luminosi” in grado di catturare l’intensità della luce non come tale ma come funzione di posizione/angolo di caduta.

La camera Apple potrà lavorare in due differenti risoluzioni: alta risoluzione senza la possibilità di cambio del fuoco a posteriori e bassa risoluzione usando la funzione di ri-messa a fuoco.

I dati relativi ai raggi di luce sono registrati dalle microlenti in termini di posizione ed angolo di incidenza o direzione. Non si conoscono ancora le intenzioni di Apple circa l’uso futuro di questa camera, per quanto non potrebbe essere così fantascientifico immaginarne un’applicazione in qualche prossima generazione di iPhone, mentre potrebbe essere molto utile ed innovativo l’aggiunta del refocus nella funzione Movie dell’iPhone senza dover ogni volta usare il controllo tattile sullo schermo.

Per i più “tecnici” tra i nostri lettori, ecco lo schema logico di funzionamento del sistema tratto dal deposito del brevetto.

Schema sistema refocus Apple | Fotoguida.it

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