L’occhio e lo smartphone. Puntata 28

Pubblicato il 18 aprile 2014 in Fotografia digitale, L'occhio e lo smartphone, Smartphoneography da

Ogni volta che in qualsiasi campo appare una nuova moda, un nuovo comportamento o altro, pensiamo si tratti di qualcosa di veramente rivoluzionario, qualcosa che prima non esisteva. Poi con grande delusione, ma io preferirei dire con grande stupore, scopriamo che anche questa idea, forse la più semplice, a volte la più complicata, qualcuno l’aveva già avuta o sperimentata o usata molti anni prima.

Questa è una storia o un modo di fotografare che non ha niente di trascendentale, dimenticato o forse per ritegno poco usato, ma che oggi grazie ai social network ha invaso le pagine di Internet – ci sarebbe da chiedersi se come mezzo promozionale o come apice della vanità umana.

Vivian Maier (febbraio 1926 – aprile 2009) nasce a NewYork ma con una incredibile sensibilità europea che la porta a sentirsi una donna libera. Per sbarcare il lunario non si tira indietro dal lavorare come bambinaia (e anche molto severa, a quel che si dice) ma senza che al collo mancasse mai una Rolleiflex che la trasforma in “fotografa da strada”. Una scatola contenente migliaia dei suoi scatti finisce successivamente a un’asta a Chicago dove un certo John Maloof riesce a portarsela a casa per 380 dollari.

È una fortuna per tutto il mondo della immagine: la scatola acquistata per caso rivela una serie di scatti considerati veri capolavori della “street photography”.

Ma la scoperta più importante, e qui mi rifaccio alle prime righe, è che si scopre che Vivian ama autofotografarsi ed è quindi da considerarsi la “prima Selfie” se non addirittura l’autrice di una nuova corrente! Perché lo facesse non è dato saperlo. Come scrive Antonio Carnevale su Panorama, “in quegli scatti non c’è Narciso – i Selfie di Vivian Maier sono atti di vanità? Sbagliato. Lo dimostra la storia dell’arte”.

A questa “First Selfie” considerata ora la più importante street photograper del secolo scorso è stato dedicato un film che ne racconta la storia, ma scava anche in più di un mistero di questa artista che in vita non volle avere “visibilità”.

Ora di Vivien Maier esiste un sito ufficiale corredato da molte immagini, una personale a Tours in Francia e l’uscita del film “Alla ricerca di Vivian Maier” diretto dallo stesso John Maloof la cui edizione italiana è in distribuzione dal 17 aprile.

È un fatto culturale di enorme importanza, e mi auguro che Milano ne prenda atto magari riuscendo a portare in città la personale di Vivian.


Se poi vogliamo ritornare ai nostri giorni, ecco l’ultimissima (ma solo per ora) novità. Passate ormai di moda le definizioni Selfie o Belfie, ecco comparire il cosiddetto Bikini Bridge: ci si sdraia a pancia in su cercando di inquadrare dal seno fino al bikini per dimostrare al mondo come non esistano segni di cellulite né altri tragici difetti, ma solo forme perfette. Il mondo ringrazia ed emette sospiri di sollievo!

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