L’occhio e lo smartphone. Puntata 18

Pubblicato il 24 gennaio 2014 in Fotografia digitale, L'occhio e lo smartphone, Smartphoneography, Tutorial da

Selfie di Tony Blair. Fotografia di Kennard PhillippsSi chiamava autoscatto. Solitamente era necessario un cavalletto o, male che andasse, un muretto su cui appoggiare la macchina fotografica, far scattare il timer che ronzava per i secondi stabiliti; quindi raggiungere velocemente il gruppo per entrare nell’inquadratura. Se c’eri o no lo avresti saputo qualche giorno dopo! Oggi, invece, autoscattano tutti e ovunque. Si chiamano “selfie”, viaggiano per il mondo e ne fanno partecipi in tempo reale amici e parenti.

Lo ammetto: io sarei stato uno di loro, e dei tanti paesi e personaggi che ho visto e conosciuto avrei riempito quotidianamente lo schermo del cellulare di mia moglie, se ci fosse stato!

Mi colpisce ora l’immagine di un signore sorridente, anzi felice di quanto sta accadendo dietro di sé, nell’atto di autofotografarsi mentre alle sue spalle è in atto una tremenda esplosione. Ma il signore sorridente in questione altri non è che Tony Blair ed evidentemente si tratta di un fotomontaggio, o meglio di un perfetto lavoro di post-produzione opera del fotografo Kennard Phillipps.

Se siamo arrivati ad usare l’immagine di un primo ministro non solo per della satira politica (in questo caso si fa riferimento alla guerra del Golfo e alla sua gestione da parte del governo laburista britannico) ma addirittura per trasformare Tony Blair in un selfie con tanto di smartphone (forse non di ultima generazione) che si autofotografa nel mezzo di un disastro, indipendentemente dallo humor inglese, direi che il nuovo mezzo e le sue mille possibilità fanno ormai parte del quotidiano a livello planetario.

In definitiva un’immagine shock che invitava ad unirsi ad un concorso promosso dal British Journal of Photography (la scadenza per la presentazione dei lavori era il 5 gennaio).

Mi è sembrata un’operazione intelligente atta a scoprire un cambio generazionale, a capire i perché di questo modo di porsi, di usare la propria immagine.

Afferma l’editoriale del Journal: “Piaccia o non piaccia, la fotografia selfie fa parte del panorama fotografico contemporaneo”.

Due fotografi scelti dalla giuria si rapporteranno con la nuova corrente dei selfie. “Vogliamo vedere come un artista-fotografo di oggigiorno si rapporti con un fotografo selfie” per arrivare, se possibile, a definire “what makes a good selfie?”, cosa costituisce un buon selfie?

Dai personaggi che cureranno la discussione, eminenti artisti e docenti di prestigiose università inglesi, credo ne scaturirà qualcosa di definitivo, di importante, di chiarificatore.

Le mille e una sfaccettature della smartphoneography si arricchiranno maggiormente – il fenomeno è definitivamente uscito dalla sfera del giochetto, è diventato, e questo ne sottolinea l’importanza, oggetto di studio.

Mi auguro di poter leggere le conclusioni di questa iniziativa ma soprattutto mi auguro si possa anche da noi, che abbiamo eminenti guru della comunicazione, approfondire con cognizione di causa il perché siano in continuo aumento proseliti, fans, artisti.

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