L’occhio e lo smartphone. Puntata 5

Pubblicato il 11 ottobre 2013 in Fotografia digitale, L'occhio e lo smartphone, Smartphoneography, Tutorial da

Il grande numero di smartphone sul mercato che vantano capacità di ripresa in alta definizione ci spinge a qualche considerazione su questa tecnologia dalla storia lunga e un po’ controversa.

L’alta definizione, o HD, nasce in Giappone durante gli anni Ottanta grazie a un progetto che intende aumentare la definizione delle telecamere, di tutto il workflow di postproduzione, del trasporto del segnale e di conseguenza dei televisori dell’utenza finale. Da notare che già nel 1968 Takashi Fujio della NHK, la rete televisiva pubblica nipponica, aveva deciso per un sistema a più di 1000 righe attive e per una immagine con rapporto 5 a 3 (dove 5 è la base dell’immagine e 3 l’altezza), un formato decisamente più panoramico rispetto al tristissimo 4:3 in vigore fino ad ieri.

A questo proposito riporto un divertente episodio accadutomi che la dice lunga sugli standard delle immagini, compresi quelli in vigore nel mercato degli smartphone. Durante la realizzazione di una serie televisiva accennai al fatto che, se avessimo usato un formato panoramico come appunto il 16:9m l’immagine ne avrebbe guadagnato in profondità e prospettiva. Feci pure osservare che ci aveva provato già Leonardo nel Cinquecento nella composizione del Cenacolo di Santa Maria delle Grazie a Milano (addirittura più che un 16:9), e mi pareva avesse ottenuto un certo effetto!

Cenacolo vinciano: 16:9 ante litteram | Fotoguida.it

Naturalmente avremmo dovuto mettere due bande nere per contenere 1l panoramico nel quasi quadrato, ma mi fu risposto che sicuramente gli utenti avrebbero argomentato asserendo di aver speso soldi per godersi lo schermo intero!

Oggi l’alta definizione è approdata con tutti i suoi problemi – le varie risoluzioni (1080 – 720 seguite dalle lettere “i” o “p”), i framerate (la velocità di ripresa in fotogrammi al secondo), i bitrate (la quantità di bit necessaria alla memorizzazione di un solo fotogramma) – anche negli smartphone quando vengono impiegati per realizzare filmati.

Il misterioso 1080

Quando la tabella delle caratteristiche di un dispositivo riporta il famigerato “1080×1920″, non fa altro che indicare il numero di pixel rispettivamente verticali ed orizzontali dell’immagine moltiplicando i quali si ottiene il numero totale di pixel usati del sensore (2.073.600 ) e la proporzione tra base e altezza: infatti il risultato di 1080 diviso 9 e quindi moltiplicato 16 restituisce esattamente 1920, il che equivale a una immagine in formato 16:9.

Quando si specifica 1080i la risoluzione complessiva è sempre di 2.073.600 pixel (1920×1080) ma la scansione avviene alternativamente dividendo le 1080 linee verticali per 2 e registrando le linee pari separatamente da quelle dispari dell’immagine. Vengono così fotografate e memorizzate solo 540 righe per volta, la metà totale dei pixel. Nel formato 1080p, detto anche Full HD, per ogni fotogramma avviene la scansione contemporanea di tutte le 1080 linee.

Di conseguenza anche per gli smartphone che assicurano la funzione video in Full HD il procedimento di registrazione dell’immagine è il medesimo. Ai fini della risoluzione non è più tanto determinante il numero totale di pixel di un sensore digitale, quanto la grandezza dei singoli pixel e di conseguenza la misura del sensore stesso. Per esempio, è preferibile un sensore da 8MP di 1/3,2” piuttosto che uno da 12MP di 1/4” dove i recettori di luce faticano maggiormente introducendo rumore soprattutto in condizioni di scarsa illuminazione. Più il pixel è grande, maggiore è la quantità di luce che esso in grado di catturare – e minore il rumore che ne consegue.

Una azienda californiana, InVisage, sta mettendo a punto un rivoluzionario sistema denominato QuantumFilm che, applicato ai sensori per smartphone, dovrebbe permettere a questi ultimi di raggiungere la definizione e sensibilità di una fotocamera reflex se non addirittura di una medio formato. In attesa che questa novità si diffonda, vi sono tecnologie di interpolazione, algoritmi e processori di ultima generazione che fanno sì che la smartphoneography o la smartvideography stiano raggiungendo livelli impensabili rendendo questo tipo di “arte” sempre maggiormente vicino all’ambito professionale.

Share