L’occhio e lo smartphone. Puntata 4

Pubblicato il 4 ottobre 2013 in Fotografia digitale, L'occhio e lo smartphone, Smartphoneography, Tutorial da

Oggi chiunque è un potenziale reporter. Questo nuovo mondo si è spalancato davanti a tutti, in modo globale, grazie alla facilità di scattare immagini o realizzare filmati, e grazie alla disponibilità diffusa di connessioni veloci. E questo è un innegabile vantaggio per network televisivi, quotidiani e chiunque faccia informazione. In altri tempi non avremmo avuto le immagini tragiche della maratona di Boston, le impressionanti foto degli tsunami, le testimonianze del disastro della Costa Concordia e di quanto ogni giorno avviene attorno al globo di bello, di brutto, di tragico, a volte (forse troppe) di stupido.

Ma quando quello che è stato filmato o fotografato con uno smartphone diventa notizia pubblicata o trasmessa è giusto che all’autore, anche se non professionista e anche se fotografo occasionale, venga riconosciuto un compenso o un diritto.

Proprio di questo si sta occupando, tra gli altri, CrowdMedia: una società di Montreal che ha lanciato un sito sul quale è possibile pubblicare e acquistare scatti provenienti dalla cosiddetta “fotografia social”, divenendo così l’ultima organizzazione in ordine di tempo a occuparsi di diritti delle immagini scattate con gli smartphone.

Martin Roldan, CEO di CrowMedia, spiega in questo modo il funzionamento e la filosofia della piattaforma:

“Il 7 giugno, quando John Zawahri uccise suo padre e suo fratello prima di sparare ad altre tre persone nei pressi di un college a Santa Monica, CrowdMedia stava per essere messo in rete per la prima volta. Il fatto accadde entro i primi 15 minuti dal nostro lancio e siamo stati in grado di ottenere la licenza per le uniche immagini scattate dall’interno del college durante il fatto”.

Martin Roldan, e questa è la parte veramente interessante, prosegue spiegando nel dettaglio il funzionamento della piattaforma perché, come asserisce, “lo smartphone ha trasformato tutti noi in press photographer”.

La piattaforma è in grado di scandagliare tra più di 150 milioni di immagini postate sui social media e, con algoritmi di geolocation e altre informazioni, di ottenere un numero di buone immagini (lo 0,03% delle immagini totali) giudicate in grado di fornire in tempo reale gli scatti che possono interessare chi si occupa di informazione.

Per gli autori delle immagini c’è poi l’innegabile vantaggio di riuscire a ottenere un compenso a volte anche apprezzabile. Questo è il meccanismo: CrowdMedia invia a chi intende utilizzare un’immagine una licenza non esclusiva del costo di 20 dollari, qualunque sia il contenuto della fotografia. Dopo 48 ore, dice Roldan, “il prezzo scende a 5 dollari perché noi siamo solo interessati a quanto avviene in tempo reale”.

Riconoscendo come l’unica critica ricevuta riguardi proprio l’esiguità dei compensi relativi a una singola licenza, Roldan ricorda tuttavia come l’immagine di un evento come il recente incidente aereo di San Francisco sia stata ceduta più di mille volte: di conseguenza all’autore (che percepisce per contratto la metà dei proventi) è toccato un assegno complessivo di 10.000 dollari. Niente male per un’immagine scattata con lo smartphone!

Il connubio tra fotografia social e informazione non si limita però ai casi di cronaca. Nel numero del settimanale Panorama del 2 ottobre, nella rubrica Periscopio troviamo infatti un titolo che la dice lunga: “E anche la moda si arrese a Instagram”.

In un mondo come quello del fashion, dove i fotografi non mancano certamente, le immagini in stile street photography scattate con i telefonini sono state immediatamente messe in rete e, grazie al social network, hanno permesso di diffondere i modelli delle nuove collezioni in anticipo sui tempi tradizionali della comunicazione classica.

Quelle pubblicate sul settimanale sono immagini che hanno un sapore tra il documentario e le foto tra amici o quelle di famiglia, ma oserei affermare anche più vere o più immediate di quelle ufficiali.

Si avverte quasi un “aspetta che ho il cellulare in tasca e ti scatto una foto”. E anche un serioso Karl Lagerfeld ha lasciato fare.

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